Mai un libro sarà, fino a questo punto, lo spazio sperimentato della propria Legge. Sovrana gravità della sentenza di morte! L'implacabile sentenza, l'infallibile decreto si abbatte, come una mannaia, su ciascuna delle sue pagine e, almeno una volta, nel modo più visibile, non per separare in due parti quasi uguali la narrazione ma, al contrario, per marcare con la sua cesura il passaggio dall'una all'altra, dalla vita alla morte, per poi confonderle.Ormai vi sarà ciò che è stato scritto prima della sentenza, temendola, e tuttavia ruotandole intorno affascinato, e ciò che è stato scritto dopo - nello stesso tempo? -, accettandola, subendola o, meglio, applicandola. A immagine, forse, di ciò che, in seguito a «quel profondo colpo di ascia», si è scavato in mezzo al palmo di J.: «... e se questa linea si chiama davvero linea del destino, devo dire che il suo aspetto rendeva tragico quel destino».La legge è sguardo della morte. Tre personaggi - una stessa irrefrenabile passione - vivono e muoiono dell'umanità infinita e della glaciale crudeltà di quello sguardo; circondati da alcuni testimoni occasionali, garanti della plausibilità della storia, essi vivono la morte dell'altro e muoiono della loro propria morte. Legge dell'universo e del libro. «Ciò che accadde era accaduto da molto tempo». E qual è questa parola di morte che non sarebbe affatto silenzio?«Lo straordinario incomincia nel momento in cui mi interrompo».
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Das Todesurteil
von Maurice Blanchot
Mai un libro sarà, fino a questo punto, lo spazio sperimentato della propria Legge. Sovrana gravità della sentenza di morte! L'implacabile sentenza, l'infallibile decreto si abbatte, come una mannaia, su ciascuna delle sue pagine e, almeno una volta, nel modo più visibile, non per separare in due parti quasi uguali la narrazione ma, al contrario, per marcare con la sua cesura il passaggio dall'una all'altra, dalla vita alla morte, per poi confonderle.Ormai vi sarà ciò che è stato scritto prima della sentenza, temendola, e tuttavia ruotandole intorno affascinato, e ciò che è stato scritto dopo - nello stesso tempo? -, accettandola, subendola o, meglio, applicandola. A immagine, forse, di ciò che, in seguito a «quel profondo colpo di ascia», si è scavato in mezzo al palmo di J.: «... e se questa linea si chiama davvero linea del destino, devo dire che il suo aspetto rendeva tragico quel destino».La legge è sguardo della morte. Tre personaggi - una stessa irrefrenabile passione - vivono e muoiono dell'umanità infinita e della glaciale crudeltà di quello sguardo; circondati da alcuni testimoni occasionali, garanti della plausibilità della storia, essi vivono la morte dell'altro e muoiono della loro propria morte. Legge dell'universo e del libro. «Ciò che accadde era accaduto da molto tempo». E qual è questa parola di morte che non sarebbe affatto silenzio?«Lo straordinario incomincia nel momento in cui mi interrompo».
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